Alessandro Impagnatiello
Il suo processo
Nel processo di primo grado contro Alessandro Impagnatiello, iniziato il 18 gennaio 2024, l'imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee, ammettendo la propria colpevolezza per l'uccisione di Giulia Tramontano, sua compagna incinta di sette mesi.I capi di accusa a suo carico sono particolarmente gravi:
Omicidio volontario aggravato da:
-Premeditazione
-Crudeltà
-Futili motivi
-Vincolo di convivenza
-Interruzione non consensuale di una gravidanza
-Occultamento di cadavere
Durante le udienze successive, Impagnatiello ha ammesso di aver tentato, nei mesi precedenti all'omicidio, di avvelenare Giulia utilizzando sostanze tossiche. Tuttavia, ha cercato di ridimensionare la sua responsabilità, dichiarando che l'intento non era quello di ucciderla, ma solo di provocare un aborto, quindi colpendo indirettamente il feto e non la madre. tribunale ha inoltre respinto le richieste di costituzione di parte civile da parte del Comune di Senago (luogo del delitto) e delle associazioni Penelope e Polis, riconoscendo come unica parte civile la famiglia della vittima.
Nel corso delle successive udienze del primo grado l'assassino riconosce di avere avvelenato la sua vittima nei mesi precedenti all'omicidio, ma afferma di averlo fatto al solo scopo di causarle un aborto.

Conferma poi di averla uccisa in casa la sera del 27 maggio, di avere tentato di occultarne il cadavere senza riuscirci e di essere andato a pranzo dalla madre con il cadavere nel bagagliaio. Il 25 novembre 2024 la Corte di Assise condanna Alessandro Impagnatiello all'ergastolo e a tre mesi di isolamento diurno per l'omicidio, tramite accoltellamento, di Giulia Tramontano. La condanna prevede anche un risarcimento pecuniario di 200000 € sia per il padre che per la madre, e di 150000 € a testa per il fratello e la sorella.